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Nello spazio carpatico, le prime menzioni etnonime attestano un conglomerato di tribù daciche, di cui Erodoto, nel VI-o secolo av.C. menziona uno distinto, quello dei geti, che abitavano al nord del Danubio. Nelle fonti romane, i geti sono chiamati daci, secondo gli scritti del geografo Strabone, ai tempi dell’imperatore Augusto (27 av.C.-14 d.C.) - “i daci e i geti parlavano la stessa lingua”. Il centro politico della civiltà geto-dacica si trovava nei Monti di Orastie, a Sarmizegetusa (ovest della Romania odierna), e l’apice di questa civiltà è stato raggiunto durante il regno di Burebista (circa 80 - circa 44 av.C.) e Decebalo (87-106 d.C.) Dopo le guerre daco-romane (101-102, 105-106), l’imperatore Traiano trasformò la Dacia in provincia romana. Fino al 270-275, quanto l’Impero Romano ritirò l’esercito e l’amministrazione, la Dacia conobbe mutamenti sistematici che la inseriranno quindi nel mondo romano.

    

For almost 1000 years between the 4th and the 14th century, the territory of today’s Romania was invaded by a whole series of migrant tribes of Germanic, Iranian, Slavic and Turkish descent. While varying in intensity and presence, they all brought their influence to bear on the local people.

Tra i secoli IV e XIV sul territorio odierno della Romania passarono popolazioni migratorie, diverse come intensità e presenza. Tribù germaniche, iraniane, slave e di origine turca lasciarono la propria impronta sulla gente del posto. Le presenze protoromene sono attestate dalle fonti bizantine a partire dai secoli VII - VIII, però la prima formazione statale diretta da un romeno fu quella del principe Gelu, nello spazio intracarpatico, attestata dalla cronaca Gesta Hungarorum alla fine del X-o secolo. Ai primi del XII-esimo secolo, dopo che gli ungheresi conquistarono lo spazio intracarpatico e passarono al cristianesimo, venne formato il Principato della Transilvania. La formazione dei principati medioevali romeni Moldavia e Valacchia avvenne due secoli e mezzo dopo, tra il 1330 e il 1350.

Lo spazio romeno condivise sempre i principali valori europei lungo il tempo. Il più forte - il cristianesimo. Il cristianesimo ortodosso si diffuse nei Principati Romeni sotto l’influenza del mondo bizantino.

Tra i secoli XIV-esimo e XVI-esimo, principi quali Mircea il Vecchio,  Stefano il Grande, Vlad l’Impalatore, Iancu di Hunedoara si affiancarono alle alleanze cristiane europee contro l’espansione dell’Impero Ottomano. Lungo il XVI-esimo secolo, gli ottomani controllavano i Balcani, l’Asia Minore, il nord dell’Africa, il Medio Oriente ed erano arrivati alle porte di Vienna. Per oltre mezzo millennio, lo spazio romeno si trovò dal canto suo sotto l’influenza ottomana.

       

I primi tentativi di staccarsi dal controllo turco e di ripristinare i valori europei avvennero a partire dal XVII-esimo secolo, durante i regni dei principi  Michele il Bravo, Serban Cantacuzino, Constantin Brancovan, Dimitrie Cantemir.

         

Durante il periodo fanariota, nel XVIII-esimo secolo, nel mondo ottomano si acutizzò la crisi politica, sociale ed economica, e il riorientamento verso l’Europa Occidentale era ritenuto una via d’uscita dalla crisi. Dal punto di vista politico-militare, le alleanze austro-russe cui aderirono anche alcuni principi romeni, cominciarono a spingere l’Impero Ottomano fuori il sud-est europeo.

Ai primi del XIX-esimo secolo le idee del Romanticismo penetrarono anche nello spazio romeno. I dibattiti sul futuro stato romeno mirarono l’Unione della Moldavia alla Valacchia e la creazione delle istituzioni intese a rendere funzionale lo stato risultato da questa unione.

Grazie alle riforme avviate durante il regno di Re Carlo I di Hohenzollern-Sigmaringen (1866-1914), la seconda metà del XIX-esimo secolo rappresentò un periodo proficuo nella storia della Romania. Nel 1918, alla fine della prima Guerra Mondiale, avvenne la Grande Unità. I territori abitati in maggioranza da romeni, che si erano trovati sotto dominio russo o austro-ungarico, tornavano in seno alla Madrepatria, per formare “La Grande Romania”. 

          

INel periodo compreso tra le due guerre mondiali, la Romania continuò a progredire, durante i regni di Ferdinando I  e Carlo II-o.

Romanian industry in particular burgeoned especially in the mining, steelworks and engineering sectors. Political stability led to a rise in living standards, due mainly to growing foreign investment. Liberal democracy and private property became the twin engines of a free Romanian society.

Però nel Novecento - “secolo delle estreme”, il totalitarismo fu presente anche in Romania. Prima attraverso il fascismo, il quale si affermò fortemente negli anni ’30-’40 e durante il regime del maresciallo Ion Antonescu. Dopo la seconda Guerra Mondiale, venne insediata da dittatura comunista con l’appoggio diretto degli eserciti sovietici. Il fascismo, e soprattutto il comunismo, significarono la deportazione e la morte di centinaia di persone, per non parlare dei traumi della guerra. Il comunismo significò la trasgressione dei più elementari diritti e libertà umani, l’eliminazione della proprietà privata, dell’opposizione politica e l’arresto degli oppositori, intellettuali, contadini, operai, della classe media e di tutti coloro che vi si opposero.

Il regime comunista capeggiato da Gheorghe Gheorghiu-Dej (1947-1965) e Nicolae Ceausescu (1965-1989) determinò i più significativi mutamenti sociali, introdusse pratiche staliniste, in base al modello politico marxista-leninista, di repressione della dissidenza, e prese misure catastrofiche dal punto di vista della politica economica.

 

         

La crisi del sistema comunista culminò con la profonda crisi degli anni 1980, mentre il momento 1989, quando il regime Ceausescu crollò e circa 1300 romeni morirono nella rivoluzione anticomunista, altro non fece che confermare il fallimento del progetto comunista. Dal 1989, la Romania tornò man mano alla democrazia e all’economia di mercato.

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